I punti chiari dei piccoli editori (sottotitolo: cambiate editore, non ci offenderemo)

5 Comments

  1. pbc
    pbc 25 Luglio 2013 at 11:07 .

    “ 
L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti. Sii affamato. Sii folle. ” 
Steve Jobs.

    Anche per questo noi non vogliamo cambiare Editore, e vogliamo che il nostro Editore non cambi mai….
    pbc

  2. Renato Bruno
    Renato Bruno 25 Luglio 2013 at 19:23 .

    Essere orgogliosi della propria povertà (economica, imprenditoriale e forse anche culturale) e spacciarla per identità e diversità e indipendenza (piccolo è bello e siamo fuori dal coro!) è peccato grave, insopportabile. degradante. Se non aprite un serio confronto con i vostri autori e lettori, ma preferite confrontarvi solo con la vostra coscienza, e con la verità assoluta del vostro giusto fare, non sarà il caso per voi di cambiare settore merceologico? Dov’è che sbagliate se un vostro esordiente vende meno di 400 copie? Che cosa fate voi, affinché nessuno possa dirvi cosa dovreste fare? Onesta per onesta, questo dovreste metterlo in chiaro, prima di invitare a “cambiare editore”. Cordialmente, Renato Bruno

  3. Massimiliano Mistri
    Massimiliano Mistri 28 Luglio 2013 at 16:34 .

    Gentile Renato, il nostro post non è assolutamente legato all’essere fieri della nostra povertà (tecnicamente, essendo in attivo, siamo messi meglio di colossi editoriali che nuotano in un bilancio in rosso da anni). Il nostro discorso era molto più banale e terra terra: noi ce la mettiamo tutta, voi autori (spero) anche. Se non vi è unità di vedute e di intenti, non ha senso alcuno proseguire. Altrimenti ci si riduce come le coppie che “stanno assieme per il bene dei figli”.
    “Piccolo è bello” è un’assurda idiozia. Vi sono piccole realtà indipendenti che fanno schifo. Questo è uno dei motivi per cui restiamo fuori dal coro degli editori indipendenti. Non ci vedrete combattere battaglie per avere fondi, sostegni, per smuovere un mercato dal basso “in quanto piccoli e puri”.
    Mai pensato nulla del genere. Noi andiamo avanti per la nostra strada, con tutte le persone che hanno voglia di condividere idee, speranze e competenze.
    Per il resto le vendite sono quelle che sono per tutte le case editrici. E lo sono per una marea di motivi concatenati.
    Semmai mi chiedo: dov’è che hanno sbagliato i vari editori che stanno fallendo? Dove hanno sbagliato gli editori con 280milioni di euro di debiti? Ai posteri…
    Io non ho voglia che La Gru finisca in rosso. Ergo è necessario muoversi con circospezione, e per farlo lo devono volere tutti gli attori in causa. Un passo più lungo della gamba può portare a fallire. Solo che mentre i dinosauri dell’editoria hanno il paracadute sociale aperto, tanti altri editori non lo hanno e sono destinati a schiantarsi. Capisco che sia un fatto che non interessi minimamente a molte persone, ma a me dispiace quando una casa editrice fallisce. Fermo restando che non abbiamo voglia di dover presentare il concordato preventivo come Baldini Castoldi.
    Cordialmente,
    Massimiliano Mistri
    (Edizioni La Gru)

  4. Luca
    Luca 5 Maggio 2015 at 13:27 .

    Questo editore ha ragione! Ragazzi, se volete fare gli scrittori dovete prepararvi a rinunciare a qualunque diritto, perché di diritti non ne avete! Prendete anche un frustino e preparatevi con il… con la schiena scoperta! Oppure, semplicemente, ricorrete al self-publishing! Evvai! Una vera e propria benedizione contro gli editori a pagamento e contro la spocchiosaggine di quelli che sanno solo fare tanto fumo e zero arrosto. Vedrete che venderete sicuramente di più.

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