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Chiara MattioliHa scritto un romanzo noir dal sapore forte, travolgente e che arriva dritto all’anima del lettore. Lo ha ambientato nella città che l’ha vista nascere e crescere, la metropoli italiana, Milano. È a questa città, ricca di contraddizioni, pericoli urbani e squallore esistenziale, che ha dedicato una storia intensa: “Scendi nel buio del mio cuore“. Oggi, Chiara Mattioli vive a Piacenza, con due cani e un musicista. L’abbiamo intervistata per conoscere meglio la sua vocazione di scrittrice e l’ispirazione che sta dietro a “Scendi nel buio del mio cuore”.

 

  • Come è nata la tua voglia di scrivere romanzi? C’è sempre stata o è arrivata a seguito di un evento particolare, un episodio importante della tua vita?

C’è sempre stata. Da piccola ritagliavo giornali e riviste, creando interi archivi di figure umane, animali, oggetti e sfondi che poi abbinavo e utilizzavo per creare storie. Una sorta di teatro a programmazione personale, attivo tutto l’anno.

 

  • Come nasce per te l’ispirazione?

Difficile a dirsi, perché si tratta in gran parte di un processo di elaborazione “sotterraneo” e inconscio su cui non ho un effettivo controllo. Io lo immagino come un calderone in cui precipitano ogni giorno input diversissimi fra loro, che successivamente si amalgamano e cambiano forma, ripresentandosi poi come immagini slegate che nel tempo si fonderanno, dando vita a qualcosa che prima non c’era.

 

  • Che tipo di scrittore sei: scrivi di getto o prepari scalette, bozze, micro riassunti?

Scrivo di getto. Accendo il laptop e inizio senza nessun ordine o schema. Se necessario, risistemo a posteriori, modificando trama e scene quando l’intera storia è già scritta. Ho scarsissime capacità organizzative, sia nella scrittura, sia nella vita di tutti i giorni.

 

  • Hai riti propiziatori/abitudini legate alla scrittura? Per esempio, scrivi sempre in un determinato posto e a una determinata ora?

No, anzi… ho una fortissima antipatia per gesti scaramantici, portafortuna e superstizioni in generale. A seconda del periodo più o meno professionalmente intenso e del luogo dove mi trovo ad abitare in quel momento, le mie abitudini di vita cambiano parecchio e anche la scrittura si modifica. A volte non scrivo per anni interi, semplicemente perché non me ne viene voglia o perché non ho il tempo per farlo.

 

  • Quali sono gli scrittori e i libri che ti influenzano maggiormente?

Haruki MurakamiLe influenze cambiano con il tempo e si stratificano, finendo per fondersi in un unico magma dopo brevi ere geologiche personali. Succede allora che Kundera vada sottobraccio agli spaghetti western, Ellroy faccia pic-nic con i cartoni animati giapponesi anni ’70 e ’80, Murakami scopra di essere fratello di Magritte, Roth fronteggi un’invasione aliena imbracciando un fucile d’assalto al plasma, e via dicendo. Tutto mi influenza, perché da tutto siamo quotidianamente influenzati.

 

  • Consigli per gli aspiranti scrittori

Diffidare dei consigli elargiti da altri scrittori. E divertirsi.

 

–           Con Parallelo45 hai pubblicato il noir “Scendi nel buio del mio cuore”; puoi riassumere la storia al centro del libro, per i lettori che ancora non la conoscono?

copertina "Scendi nel buio del mio cuore"La storia ruota attorno a un’adolescente scomparsa senza apparente motivo sullo sfondo di una città (Milano, ndr) che ha perso da tempo immemorabile qualsiasi voglia di perdonare gli errori altrui. Due investigatori assai poco ortodossi vengono incaricati dalla famiglia della ragazza di fare luce sulla vicenda, organizzando un’indagine informale, parallela a quella della polizia.

 

–           Al centro del romanzo c’è Milano, la tua città natale. Una Milano pericolosa, oscura, senza spiragli alla speranza. Perché la scelta di questa città come ambientazione e perché la dipingi in questo modo?

Riesco a scrivere solo dei luoghi che conosco bene e ho da sempre un rapporto ambivalente con Milano. La considero un luogo di squallore umano e bruttezza urbanistica quasi impareggiabili, ma, al tempo stesso, le devo molto. Se fossi cresciuta in una tranquilla città di provincia, circondata da bellezza e serenità, frequentando solo gente perbene e tenendo a freno l’inquietudine, sarei una persona diversa e scriverei storie differenti. In definitiva, detesto Milano perché le somiglio troppo.

 

–           Cosa ha ispirato un titolo così particolare “Scendi nel buio del mio cuore”? È stata una tua scelta? E come spiegheresti questa frase?

Il titolo è nato prima del libro, nient’altro che una frase svincolata da qualsiasi contesto, che mi è venuta in mente un giorno, mentre guidavo. Poi si è trasformato nel verso della poesia scritta da una delle protagoniste. Poi è diventato una storia completa. Ed è un buon mantra, un invito ad avere il coraggio di affrontare ciò che siamo, a guardarci in faccia, anche se quello che vediamo può fare paura.

 

–           Chi è la prima persona a cui hai fatto leggere il libro?

Il mio compagno.

 

–           Quali sono i tuoi progetti futuri? Stai scrivendo un altro romanzo?

Ce ne sono vari in cantiere, molto diversi fra loro. Vedremo quale sarà il primo a passare dalla mia testa al laptop.