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Recensione a cura di Giorgia Catalano – “Non aver paura”, di Carmelo cossa

non aver paura copertina 500pxLa paura, si sa, è propria di ogni essere animale, Uomo compreso. Se non provassimo questo sentimento, il nostro vivere sarebbe paragonabile a quello di un oggetto inanimato.

E’ un meccanismo di difesa che adottiamo per schermarci da ciò che ci spaventa, da ciò che non si può o non si riesce a gestire.

La paura può essere la conseguenza di un trauma, di un vissuto negativo che, a volte, può ostinarsi ad accompagnarci per il resto dei nostri giorni e che, difficilmente, riesce a staccarsi da noi.

Non a caso, uso l’espressione “staccarsi da noi”; spesso, le nostre paure prendono corpo ed hanno anche un volto sia che si tratti di un ricordo legato a qualche situazione sia che si tratti di qualcuno che è riuscito a nuocere alla nostra integrità emotiva e psicologica.

Fin da bambini, si prova il forte bisogno di sentirsi rassicurati e protetti da ogni male sia esso interiore sia esso generato da cause “estranee” a noi.

Cosa si può fare per combattere la paura?

Continuare a sperare che la nostra vita migliori e non abbandonare mai i propri sogni.

Il nostro autore, Carmelo Cossa, fa di questo romanzo, per lo più autobiografico, una guida che riesce ad accompagnare il lettore verso la comprensione della paura e la sua elaborazione, fino ad invitarlo, con la stessa cura e benevolenza che ci rivolgerebbe una persona cara, a non mollare mai, perché tutto, in un modo o nell’altro, si risolve.

La paura, se non viene accettata e rielaborata attraverso le nostre stesse esperienze di vita, può diventare un ostacolo, un limite che ci impedisce di vivere appieno i nostri giorni, tingendo di negativo tutto il nostro mondo.

Ma quali sono le paure che si respirano e si affrontano insieme a Tommaso, il protagonista indiscusso di questo romanzo?

Malattia, senso di fallimento e conflitti tra un padre ed una figlia, interpreti di un conflitto generazionale, sono continuamente padroni della scena, ma lo sono in modo positivo, mai distruttivo. Non c’è auto-commiserazione, anche di fronte a problemi che parrebbero insormontabili, ma la ferma e costante volontà di riprendere la propria vita in mano.

L’epilogo, infatti, è una riapertura verso la vita e verso l’amore che danno forza alla narrazione conferendole un tocco dolcemente e quasi sorprendentemente romantico. Le tante avversità affrontate dal nostro protagonista, in unisono con la compagna della sua vita, ci inducono a considerare o a riconsiderare – questo dipende dai punti di vista – l’importanza di valori, obiettivi e sentimenti condivisi, in una coppia.

La scorrevolezza del linguaggio, della forma di scrittura e di pensiero impressi tra le pagine del libro, rapiscono il lettore fin dalle prime pagine di quest’opera.

L’autore, anche poeta, lascia avvertire palesemente, nella sua narrazione, l’influenza positiva e fortemente evocativa di una scrittura in versi che gli è congeniale.

Si trova traccia di poesia nelle descrizioni meticolose ed introspettive dei sentimenti, o nell’osservazione della realtà, soprattutto in quelle piccole cose che, per Tommaso, diventano grandi ed importanti.

Anche la pioggia battente su un vetro, o un tramonto, diventano magia che il lettore può assaporare attraverso gli occhi di un eterno fanciullo che sempre sa stupirsi di fronte alle meraviglie della natura e dei sentimenti umani.

Terminata la lettura di questa opera, ci si sente più forti e rinvigoriti dal grande coraggio e dalla chiara determinazione che il protagonista condivide con il suo pubblico, parola per parola, vissuto dopo vissuto, in modo assolutamente vero e, soprattutto, umano.

Nessun fingimento, quindi, nell’esporsi con coloro che lo affiancano, o lo respingono, in questa storia – almeno in parte – reale la quale, per nulla al mondo, per intensità ed importanza, poteva rimanere ingabbiata nella mente dell’autore al quale va il grande merito di aver lottato con sé stesso, per poterci raccontare anche fatti così tanto dolorosi della sua esistenza.

Parte del ricavato dalla vendita di questo volume è devoluto all’Associazione “Amici della Neurochirurgia Enrico Geuna” di Novara. Anche questa scelta rende onore all’autore che, attraverso questo gesto encomiabile e non così consueto, mostra grande riconoscenza allo staff medico e paramedico che si è preso cura del suo male (soprattutto quello interiore) e, non ultimo, palesa la sua grande profondità d’animo e la sua importante sensibilità.

Giorgia Catalano

(Poetessa, scrittrice)

Torino, 6 dicembre 2014