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Mirko ConfalonieraDalle sponde pavesi del fiume Po, Mirko Confaloniera, autore di “Badlands along Po river“, ci racconta come nascono i suoi romanzi e cosa ha ispirato la sua ultima fatica letteraria, in una conversazione schietta e diretta.

  •         Come è nata la tua voglia di scrivere romanzi? C’è sempre stata o è arrivata a seguito di un evento particolare, un episodio importante della tua vita?

C’è sempre stata, fin dall’infanzia. A scuola sceglievo sempre di fare il tema di fantasia, e poi quando arrivavo a casa scrivevo, scrivevo, scrivevo. Diciamo che forse un po’ tutti da piccoli abbiamo la predisposizione a scrivere storie o racconti, poi la maggior parte di noi la perde o la mette da parte. Ecco, diciamo che io non l’ho mai persa, sono rimasto un eterno ragazzino, anche se la mia carta di identità dice che ho quarant’anni anni, e sono semplicemente andato avanti a scrivere e raccontare, migliorando e crescendo, ma con la stessa enfasi di allora.

 

  •          Come nasce in te l’ispirazione?

A volte da viaggi che realmente ho intrapreso: è l’esempio proprio di “Badlands along Po river”, che originalmente è il titolo di alcuni miei diari di viaggio pubblicati sul mio blog, dai quali ho riciclato il titolo per il romanzo. Racconto di viaggi, on-the-road, attraversando la val Padana, lungo strade statali, proprio come fa il protagonista del libro.
Altre volte, invece, l’ispirazione è nata da esperienze personali, come la trilogia “I misantropi, i misogini, e i miscredenti”, pubblicata fra il 2008 e il 2012.
Altre volte ancora, infine, è nata dai luoghi dove ho vissuto o lavorato (per esempio, “I gatti del Policlinico San Matteo”).

 

  •          Che tipo di scrittore sei: scrivi di getto o prepari scalette, bozze, micro riassunti? Hai riti propiziatori/abitudini legate alla scrittura?

Scrivo di getto. Quando inizio un romanzo o un racconto non ho assolutamente idea di come lo farò finire. Giuro. Vivo alla giornata, non ho in mente cosa accadrà ai personaggi in futuro o nell’immediato o nel paragrafo successivo; infatti, molti dei miei libri sono scritti, per apposita scelta stilistica, nell’indicativo presente, anziché nel classico passato remoto, come se stessero vivendo in quel dato istante.

 

  •         Quali sono gli scrittori e i libri che ti influenzano maggiormente?

Tiziano SclaviPremettendo il fatto che purtroppo mi piace più scrivere che leggere, e sono un pessimo lettore, solo di recente sto ampliando la mia cultura letteraria. Diciamo che per i primi libri pubblicati mi ha molto influenzato lo stile narrativo di Tiziano Sclavi (che tra l’altro è un mio conterraneo – foto, ndr), che molti magari collegano esclusivamente al fumetto Dylan Dog, ignorando che Sclavi all’attivo ha anche numerose pubblicazioni di romanzi e raccolte di racconti, che ho letteralmente divorato e amato. Recentemente sto leggendo alcuni libri di Jack Kerouac e Arthur Clarke. “Badlands”, tuttavia, è sicuramente nato dalle suggestioni che mi ha lasciato un grande scrittore contemporaneo, il nordamericano Joe Lansdale, soprattutto nella sua saga di “Hap & Leonard”.

 

  •         Consigli per gli aspiranti scrittori

Io noto che molti esordienti pubblicano un libro tanto per, quasi per darsi una facciata e nulla più. Altri si fanno scoraggiare dopo una o due pubblicazioni, perché forse non raggiungono il successo tanto sperato. L’arte dello scrivere non è pubblicare un romanzo e diventare uno scrittore professionista, questa è una carriera molto lunga e se darà i frutti sperati li darà solo nel medio-lungo periodo, dopo svariate pubblicazioni e un lavoro di crescita letteraria continuo, anno dopo anno, libro dopo libro. Per cui, l’unico consiglio che mi sento di dare a chi vuole intraprendere questa carriera è: se senti che hai veramente qualcosa da raccontare, raccontala, poi racconta un’altra cosa, poi un’altra e poi un’altra ancora… E fregatene assolutamente di fama, successo e soldi.

 

  •           Con Parallelo45 hai pubblicato il romanzo “Badlands along Po river”. Come lo racconteresti in poche parole ai lettori che ancora non lo hanno letto?

copertina di Badlands along Po riverÈ un mix fra un on-the-road e un noir ambientalista, narrato sulle sponde e alle foci del fiume Po. Ideale per chi, come me, è misantropo, sfugge dalle località del turismo di massa e vuole conoscere alcuni posti (per esempio il Polesine, dove è ambientato), che in me hanno lasciato fin da subito parecchie emozioni, che spero di essere riuscito a trasmettere fra le righe.

 

  •            Ci sono aneddoti particolari e cose simpatiche che ti sono accadute mentre scrivevi il romanzo?

L’aneddoto più buffo che mi viene da dire è che una volta ultimato il romanzo, prima di mandarlo in stampa, ho ripercorso il viaggio, facendo dei sopralluoghi dove erano ambientate le storie e le vicende, proprio per assicurarmi che quello scritto fosse tutto corretto: strade, casolari, ville, città.

 

  •         Come è nata l’idea di scrivere questo romanzo e quanto c’è di autobiografico nel personaggio di Paul?

Diciassette anni dopo il mio esordio, “Trilogia del fiume”, sono tornato a un romanzo “fluviale”, ma per la prima volta ambientato in trasferta. Io vivo in provincia di Pavia, e l’idea che mi ha spinto a scrivere “Badlands” è la stessa che spinge il protagonista, Paul, a compiere il suo viaggio: io davvero negli anni, vivendo in un paesino nei pressi del fiume Po, mi sono sempre chiesto dove finisse il fiume, che terre attraversasse, quali lande lontane. Così, ho intrapreso veramente dei viaggi verso il Polesine, scoprendo quella bellissima e affascinante terra. Oltre ai sopracitati diari di viaggio sul mio blog e un paio di cortometraggi documentari (disponibili sul mio canale Youtube), ci ho dedicato un romanzo vero e proprio, costruendo poi su quelle fondamenta una trama thriller e tutto il resto… Il personaggio di Paul? In tutti i miei personaggi c’è molto di autobiografico. Henry Bodgani, il protagonista della trilogia “I misantropi, i misogini e i miscredenti”, è il mio alter ego spiccicato. Un po’ anche Nicolino Osso de “I gatti del Policlinico San Matteo”. Paul Antoine Botta di “Badlands”, invece, diciamo che è l’uomo che vorrei essere nella realtà: lui mi assomiglia molto, ma alla fine cambia la sua vita, perché lui ha il coraggio di cambiarla.

 

  •        Chi è la prima persona a cui hai fatto leggere il libro?

Le varie case editrici a cui ho sottoposto il manoscritto. Non faccio mai leggere nulla di inedito a nessuno. Diciamo che preferisco così. Piuttosto vi dirò che “Badlands” è stato il primo manoscritto a essere stato valutato positivamente da tutte le Case Editrici a cui l’ho mandato. Mentre per altre pubblicazioni ho avuto dei rifiuti, per la prima volta ho scelto io, e fra tante ho scelto la Parallelo45 di Piacenza.

 

  •           Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai già un’idea per il prossimo romanzo?

Ho l’abitudine di riciclare personaggi e storie dei miei libri passati: a volte spariscono, a volte ritornano, a volte do più spazio a chi in precedenti pubblicazioni ha occupato un ruolo marginale. Mi è piaciuto e mi sono molto divertito a scrivere “Badlands”, per cui penso proprio che, senza scrivere un sequel vero e proprio, cercherò di riproporre le stesse tematiche pulp e noir e gli stessi personaggi di quest’ultimo romanzo.